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Questo blog nasce oggi, ma sarebbe dovuto nascere almeno 2 anni fa, alla fine mi sono deciso. Penso che sia quell’energia che ti spinge in una direzione e che non puoi ignorare, perchè senti che qualcosa non è stato fatto, non è stato detto, non è stato espresso e su quest’ultimo punto in particolare il blog verterà: l’espressione di sè stessi. Non intesa come una mera espressione del “ho fatto questo o quello” che sarebbe arrogante e pretenzioso, ma più che altro una condivisione di esperienze vissute, di situazioni affrontate e la loro gestione. Per far questo farò dei passi a ritroso nel mio torbido passato, non lasciando al caso di come lo sviluppo della mia coscienza, della mia persona, dei miei pensieri, azioni ed emozioni siano mutate costantemente sotto l’occhio consapevole del tempo che scorre imperterrito, anche se nessuno gliel’ha mai detto.

Quindi parto subito dal dire che non avrò una struttura fissa e rigida, poichè seguendo la natura di ciò che mi porta a scrivere, è più dettato dall’intuizione, dall’unione di aspetti spirituali, filosofici e molto pratici che mi sono ritrovato a vivere, a sperimentare e a darne una porzione di significato alla complessa, ricca e profonda parola che è la vita. Tutto questo condito con l’impermanenza che mi dà una grossa mano nel comprendere la natura di ciò che abbiamo attorno a noi, continuamente mutevole e cangiante. Avrò modo di riflettere riguardo temi che mi stanno a cuore in principal modo:

  • affermazione di sè stessi;
  • impermanenza, interdipendenza e vacuità secondo la filosofia buddhista;
  • crescita spirituale e crescita finanziaria (per quanto quest’ultima possa sembrare aliena come definizione in questo blog).

Questi termini, che possono sembrare molto molto vasti e che sicuramente lo sono, rappresentano per me il fulcro sul quale muovermi, e riuscire non tanto a definire, quantomeno a trascrivere il mio vissuto in un qualcosa che non ha confini ben precisi, poichè come risultato che mi si è palesato da quando ho iniziato ad affrontare questo percorso, più concretizzo una categoria e la definisco come un recinto dove “buttare” un modo di fare, di comportarsi, di agire, più mi sento rigido e chiuso e ciò mi ha spaventato, mi ha fatto rendere conto di quanto invece l’illusiorietà di quanto andavo a credere non fosse un recinto di definizioni con il loro significato convenzionale, bensì la gabbia di me stesso: definendo l’esterno definivo me stesso e ciò non me ne sono reso conto finchè mi sono distaccato da quei pensieri, da quelle emozioni, dalla staticità che presumevo esistesse solo in una forma, che però avevo definito io stesso! E’ stata la forma che ho dato alle mie sofferenze, rendendole palesi e concrete più di quanto possano essere, allontanandomi dall’apprezzare me stesso sinceramente per quello che ero,  perdendomi in un flusso costante ed infinito di pensieri e sovrastrutture che crescevano e crescevano fino a diventare instabili palazzi di vetro che si frantumavano quando l’eccesso di sofferenza si manifestava nelle sue svariate forme.

La consapevolezza ha cambiato tutto: come in una stanza sempre buia non ricordo cosa c’è dentro, nel momento in cui la luce vi è arrivata, mi sono reso conto di cosa si stava nascondendo, di cosa stava marcendo e quali fili nascosti stava tirando alla mia controparte sociale e professionale, danneggiandole in modo da rimanere chiuso in una trappola che mi sono costruito da solo.

Questo percorso che sto intraprendendo e che il cuore mi ha suggerito da un sogno che ti racconterò, mi ha portato a bellissime esperienze e che voglio continuare, perchè c’è così tanto da scoprire dentro di noi.  Da questo nasce essere  e divenire.

“Temet nosce”